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| SEGNALAZIONI DI OGGI |
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| Il business della battuta esotica |
| di M. La. |
Viaggi all'estero.  |
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Sono circa una ventina gli operatori turistici che hanno partecipato l'anno scorso ad Exa, l'esposizione di settore che si tiene annualmente a Brescia e che quest'anno è in calendario dal 12 al 15 aprile prossimi.
Questi tour operator offrono programmi espressamente dedicati alla caccia e al turismo venatorio. Ungheria, Romania e in generale i Paesi della ex Unione sovietica restano le mete preferite: facilmente raggiungibili, poco onerose e, grazie ad una agricoltura ancora rurale e controlli meno rigidi, molto ricche di selvaggina.
Chi però cerca l'avventura vola lontano: dall'Africa all'Alaska, le nuove mete offrono l'opportunità di prede "esotiche" e periodi di caccia normalmente vietati nel Vecchio continente. Adesso è tempo di caccia al puma, nelle Montagne Rocciose canadesi. Maggio è invece tempo di caccia all'orso: quello bruno in Quebec, grizzly in Alaska; una settimana oscilla tra i duemila e i diecimila euro per un pacchetto che comprende volo, pernottamento, trasferimenti, guida, tasse e trofeo inclusi.
Già, perché quello che importa davvero in questo caso è il trofeo: corna, pelli o teste imbalsamate. Il cacciatore, secondo il giudizio dei tour operator specializzati, è un collezionista, per questo motivo il trofeo è fondamentale: tanto che c'è chi arriva a spendere oltre 10mila euro di fronte alla prospettiva di riportarsi a casa un paio di corna di alce o la classica pelle d'orso. La caccia da trofeo, e il turismo venatorio più in generale, rivestono tuttavia una parte molto marginale e di nicchia nel mercato turistico: si tratta di non più di 200 pacchetti venduti all'anno che, moltiplicati per un prezzo medio di viaggio di circa tremila euro, rendono non più di 600mila euro complessivamente. Altro discorso invece per i Paesi ospitanti: tra tasse, concessioni e licenze, l'ospitalità alle carabine turistiche rende parecchio alle amministrazioni locali. Senza considerare l'indotto: taxidermisti, trasportatori e guide locali concludono affari con il business della caccia in trasferta.
Articolo tratto da Il Sole 24ORE del 30 Gennaio 2008 |
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