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Morcone. Il cuore antico del Sannio.
di Anna Maria Massaro, testo e foto
Nel cuore dell’Appennino campano, sul versante meridionale della catena del Matese, in provincia di Benevento, si affaccia su un’ampia vallata, Morcone, uno dei paesi più belli del Sannio.
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Morcone. Informazioni utili
Nel cuore dell’Appennino campano, sul versante meridionale della catena del Matese, in provincia di Benevento, si affaccia su un’ampia vallata, Morcone, uno dei paesi più belli del Sannio. A guardarlo da lontano, con le montagne sullo sfondo, il paese sembra aprirsi a ventaglio verso il cielo ed abbandonarsi ad un rapido digradare sulla valle scandito da una rincorsa di case con le pareti grigie di pietra ed i tetti scuri di cotto. Ai due lati, a lambire l’abitato e a delimitarlo, quasi fosse una piccola isola, stretti tra gli alberi e le rocce, scorrono due corsi d’acqua, il torrente San Marco ed il Rio Vivo.

Il centro del paese, col suo intrico di vicoli e scalinate inaccessibili non solo alle automobili ma persino alle ruote dei carri è rimasto tale e quale a una volta. Le costruzioni hanno le forme semplici dell’architettura rurale con i portali di pietra che segnano gli ingressi, i balconcini con le ringhiere in ferro battuto, le piccole edicole in maiolica, i comignoli e le colombaie. Ad aggiungere fascino c’è, qua e là, il tocco retrò di alcuni edifici degli inizi del secolo con le pareti dalle tinte chiare sulle quali risaltano le linee ricercate delle decorazioni liberty.

L’atmosfera vivace del centro storico si va stemperando più su, verso la rocca, dove, nel Medioevo, nacque il primo nucleo di Morcone, che si sviluppò poi lentamente nel luogo ove era esistita un’altra città, antichissima e misteriosa, probabilmente espugnata dalle armi romane negli anni della terza guerra sannitica. Secondo un’ipotesi affascinante quanto controversa questa città sarebbe stata la famosa Murgantia, citata da Tito Livio nel libro X della sua Ab Urbe Condita.

All’ombra del suo castello e della sua chiesa, circondato da mura fortificate in cui si aprivano sei porte, di cui una, quella di San Marco, ancora esistente, il paese si affacciava per la prima volta ufficialmente alla ribalta della storia come gastaldato longobardo. Con i sovrani angioini, poi, a Morcone, che era già assurta alla dignità di sede vescovile ed Arcipretura nullius, si sviluppò l’organizzazione dell’Universitas. Subito dopo il terremoto del 1980, l’amministrazione comunale ha voluto che un’equipe di valenti architetti si occupasse del recupero degli edifici del centro storico, di slarghi e piazzette e delle tipiche strade, come via Porres e via dei Fiori. È rinato così Palazzo Sannia, con le sagome irregolari delle sue stanze, le aperture asimmetriche delle facciate, risultato della spontaneità artigianale del lavoro delle maestranze locali.

Poco distante, alla fine della via dei Caffè, su un’altra bellissima piazza, c’è la chiesa di San Bernardino che, edificata tra il 1515 ed il 1608, ristrutturata e adibita ad auditorium, ci sorprende, al suo interno, per l’accostamento di materiali quali il vetro e l’acciaio e di un linguaggio dichiaratamente moderno alle antiche murature di pietra calcarea. Da vedere a Morcone, poi, oltre alle numerose chiese, ci sono davvero molte cose, alcune legate ad antiche attività artigianali ormai quasi scomparse, come la lavorazione dei tessuti di lana, molto fiorente nel ‘700. I mulini e i frantoi, inoltre, possiedono un fascino inaspettato. I più antichi e i più belli sono posti lungo i corsi d’acqua, immersi nel verde ai margini dell’abitato, e regalano al nostro sguardo le suggestioni di un acquerello.
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