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gonzaga italia lombardia arte mantova palazzo ducale ©Pietro Nicosia
Mantova, capitale dei Gonzaga
di Pietro Nicosia, testo e foto
Weekend a Mantova, città d’arte e d’artisti che offre innumerevoli spunti per una visita all’insegna della cultura e del gusto.
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Mantova Gonzaga. Informazioni utili
Non basterebbe un’intera enciclopedia per descrivere Mantova, città ubicata nel cuore della Val Padana la quale, nel corso della millenaria storia, ne ha viste davvero tante: gli etruschi, lo splendore con i Gonzaga, il saccheggio dei lanzichenecchi. Ebbe, certamente, con i Gonzaga un periodo di magnificenza, ma sono innumerevoli gli spunti che ne descrivono un fascino da grande, seppur in dimensioni non certo da metropoli. In una visita a tappe forzate come quella imposta da un week-end, ci si dovrà accontentare dell’essenziale, ripromettendosi però di farvi ritorno per meglio approfondire i tanti aspetti: la storia, l’ambiente, la cultura, l’enogastronomia.

Un intero weekend basterebbe appena ad approfondire la conoscenza del Palazzo Ducale, o forse solo degli affreschi del Mantegna, o forse solo della Camera degli Sposi.
Proviamo a tuffarci dentro la città che fu capitale dei Gonzaga iniziando dalla reggia della nobile dinastia. Si giunge nella centralissima Piazza Sordello. In una lapide, incassata ad un angolo, si legge: “O mantovano, io son Sordello della tua terra! E l'un l'altro abbracciava.” È l’omaggio di Dante al trovatore Sordello da Goito, nel Sesto Canto del Purgatorio, in cui il mantovano Virgilio ritrova il conterraneo e a cui la città dedica una delle piazze più belle. L’immenso spazio è dominato dal Palazzo Ducale risalente al XIII secolo.

Si tratta di uno degli edifici più grandi d’Europa, la città-palazzo dei Gonzaga, costituita da diversi corpi collegati da gallerie e corridoi che si affacciano su cortili e giardini pensili. E a Palazzo Ducale spicca la Camera degli Sposi (Camera picta) del Mantegna, dedicata a Ludovico Gonzaga ed alla moglie Barbara di Brandeburgo. L’unico difetto, che il Mantegna non poteva di certo immaginare quando affrescò il palazzo, è il tempo limitato della visita. I pochi minuti consentiti al pubblico, prerogativa solo dei nostri giorni, devono servire a riempire gli occhi ma soprattutto lo spirito di quel che si vede. È soprattutto l’oculo che mostra l’arte prospettica di Andrea Mantegna.

Aggirando il palazzo si ammira il Mincio dall’omonimo viale (che si affaccia sul Lago di Mezzo) e dal Lungolago Gonzaga da percorrere (possibilmente in bici) soprattutto al tramonto quando il sole infiamma i rivoli d’acqua.
Si torna indietro e si visita il Duomo (dedicato a San Pietro) per raggiungere poi Piazza delle Erbe, storicamente luogo del commercio. Lo spazio, anch’esso smisurato, presenta uno dopo l’altro monumenti considerati gioielli del patrimonio artistico italiano. Casa di Boniforte nota pure come Casa del Mercante, la Chiesa Rotonda di San Lorenzo (romanica risalente all’XI secolo) che si trova ad un livello inferiore rispetto alla piazza, la Torre dell'Orologio, il Palazzo della Ragione, il Palazzo Broletto (o del Podestà).

Infine, ma non certo per ultimo, non si può lasciare Mantova senza aver visitato Palazzo Te, gioiello architettonico e residenza estiva dei Gonzaga opera di Giulio Romano a cui si deve anche l’affresco della Sala dei Giganti che si trova all’interno. Nella gastronomia sono da gustare i Tortelli di zucca, lo stracotto d’asino, la polenta in sugo di verdure e la celeberrima torta Sbrisolona. Da assaggiare anche il Lambrusco Mantovano DOC che si differenzia dal “cugino” emiliano.
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