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Non basterebbe un’intera enciclopedia per descrivere Mantova,
città ubicata nel cuore della Val Padana la quale, nel corso della millenaria
storia, ne ha viste davvero tante: gli etruschi, lo splendore con i Gonzaga, il
saccheggio dei lanzichenecchi.
Ebbe, certamente, con i Gonzaga un periodo di magnificenza, ma
sono innumerevoli gli spunti che ne descrivono un fascino da grande, seppur in
dimensioni non certo da metropoli.
In una visita a tappe forzate come quella imposta da un
week-end, ci si dovrà accontentare dell’essenziale, ripromettendosi però di
farvi ritorno per meglio approfondire i tanti aspetti: la storia, l’ambiente,
la cultura, l’enogastronomia.
Un intero weekend basterebbe appena ad approfondire la
conoscenza del Palazzo Ducale, o forse solo degli affreschi del Mantegna, o
forse solo della Camera degli Sposi.
Proviamo a tuffarci dentro la città che fu capitale dei
Gonzaga iniziando dalla reggia della nobile dinastia. Si giunge nella
centralissima Piazza Sordello. In una lapide, incassata ad un angolo, si legge:
“O mantovano, io son Sordello della tua terra! E l'un l'altro abbracciava.” È
l’omaggio di Dante al trovatore Sordello da Goito, nel Sesto Canto del
Purgatorio, in cui il mantovano Virgilio ritrova il conterraneo e a cui la
città dedica una delle piazze più belle.
L’immenso spazio è dominato dal Palazzo Ducale risalente al
XIII secolo.
Si tratta di uno degli edifici più grandi d’Europa, la
città-palazzo dei Gonzaga, costituita da diversi corpi collegati da gallerie e
corridoi che si affacciano su cortili e giardini pensili. E a Palazzo Ducale
spicca la Camera degli Sposi (Camera picta) del Mantegna, dedicata a Ludovico
Gonzaga ed alla moglie Barbara di Brandeburgo. L’unico difetto, che il Mantegna
non poteva di certo immaginare quando affrescò il palazzo, è il tempo limitato
della visita. I pochi minuti consentiti al pubblico, prerogativa solo dei
nostri giorni, devono servire a riempire gli occhi ma soprattutto lo spirito di
quel che si vede. È soprattutto l’oculo che mostra l’arte prospettica di Andrea
Mantegna.
Aggirando il palazzo si ammira il Mincio dall’omonimo viale (che si
affaccia sul Lago di Mezzo) e dal Lungolago Gonzaga da percorrere
(possibilmente in bici) soprattutto al tramonto quando il sole infiamma i
rivoli d’acqua.
Si torna indietro e si visita il Duomo (dedicato a San Pietro) per raggiungere poi Piazza delle
Erbe, storicamente luogo del commercio. Lo spazio, anch’esso smisurato,
presenta uno dopo l’altro monumenti considerati gioielli del patrimonio
artistico italiano. Casa di Boniforte nota pure come Casa del Mercante, la Chiesa
Rotonda di San Lorenzo (romanica risalente all’XI secolo) che si trova ad un
livello inferiore rispetto alla piazza, la Torre dell'Orologio, il Palazzo
della Ragione, il Palazzo Broletto (o del Podestà).
Infine, ma non certo
per ultimo, non si può lasciare Mantova senza aver visitato Palazzo Te,
gioiello architettonico e residenza estiva dei Gonzaga opera di Giulio Romano a cui si deve anche l’affresco
della Sala dei Giganti che si trova
all’interno.
Nella gastronomia sono da gustare i Tortelli di zucca, lo
stracotto d’asino, la polenta in sugo di verdure e la celeberrima torta Sbrisolona. Da assaggiare
anche il Lambrusco
Mantovano DOC che si differenzia dal “cugino” emiliano. |