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| ARTE & CULTURA |
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| Orvieto, la città del jazz e dei balocchi |
| di Anna Maria Massaro, testo e foto |
Umbria Jazz in versione invernale dà appuntamento nel centro storico di Orvieto subito dopo Natale per salutare l'arrivo del nuovo anno sotto l'imponenete profilo gotico del magnifico Duomo.  |
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Umbria Jazz, il prestigioso festival che dal 1973, con una pausa di alcuni anni, anima l’estate di Perugia, ha anche una versione invernale, che quest’anno festeggia una data importante, quella della sua quindicesima edizione. L’Umbria Jazz Winter si tiene in provincia di Terni, nel centro storico a misura d’uomo di Orvieto, una delle più belle cittadine della regione, in un periodo affascinante, subito dopo Natale (quest’anno dal 28 dicembre 2007 al 1° gennaio 2008).
Cinque giorni di jazz e non solo jazz con la direzione artistica di Renzo Arbore, cinque giorni durante i quali sembra sia la musica a venire a cercare noi e non viceversa. I concerti si susseguono senza interruzione a partire dalla mattina fino a notte fonda, in strade, dimore storiche, teatri e musei. Per salutare l’arrivo del nuovo anno, la sera del 31 dicembre, poi, c’è il concerto della pace con un coro gospel nel magnifico Duomo, vero e proprio capolavoro del gotico italiano, e a seguire, nella bella piazza del Popolo, quello di funky che va avanti fino all’alba.
Il festival del jazz rappresenta un’ottima occasione anche per conoscere meglio la città, dal Pozzo di San Patrizio, realizzato su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane e terminato nel 1537, al Palazzo dei Sette con la Torre del Moro e al Palazzo del Capitano del Popolo, con la loro severa bellezza. E magari in questo giro ci si può lasciar guidare dalla marching band ufficiale della manifestazione, i coloratissimi Funk Off, quindici scatenati misicisti che, come moderni pifferai magici attraversano le strade del centro due volte al giorno. Seguendoli si scopre che Orvieto ha sì il fascino delle città d’arte ma non solo. Negli ultimi anni, infatti, sta assumendo sempre più un’atmosfera magica, fiabesca. Merito delle sue tradizioni artigianali e di chi le sta proiettando verso il futuro. Come Il Mago di Oz, che ha come bottega una specie di antro incantato pieno zeppo di giocattoli e che rifornisce la collezione personale di Arbore.
Tra le cose più apprezzate, ci sono le biblioteche e le vetrinette miniaturizzate, vale a dire riproduzioni di ambienti domestici realizzati con grande cura del dettaglio dallo stesso Mago di Oz, che li personalizza con piccoli oggetti consegnatigli dai clienti, che così, invece di tenerli chiusi sul fondo dei cassetti, possono vederli inseriti in poetiche ambientazioni. E come la dinastia dei Michelangeli, grandi artigiani della falegnameria, che con le loro opere hanno dato un’impronta originale e ludica all’arredo urbano di questa città, dove, girando per strade e piazze, è frequentissimo imbattersi in una delle loro originali installazioni in legno. |
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