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E’ difficile distinguere dove finiscono i sapori della
tradizione mediterranea e iniziano quelli arabi perché qui, nella parte più
occidentale della Sicilia, l’arte, la cultura e la gastronomia sono il frutto
delle tante influenze straniere che, nel passato, hanno dominato queste zone.
Soprattutto il passaggio degli Arabi ha lasciato un segno indelebile nei sapori
di questo pezzo di terra che è la provincia di Trapani.
A testimoniare questa influenza c’è un piatto tipico della regione africana del
Maghreb, il cous cous, ovvero minuscole palline di semola, preparate
dalle abili mani delle cuoche e cotte a vapore in una speciale pentola di
terracotta smaltata. Il condimento - a differenza di quello ancora oggi usato
nell'Africa settentrionale, che è a base di legumi e carne ovina - qui è un
raffinatissimo brodetto di pesce di svariate qualità e scelto secondo un codice
rigoroso.
Proprio al cous cous da 8 anni viene dedicato un festival che si tiene alla
fine di settembre a San Vito Lo Capo, cittadina crocevia di popoli,
culture e tradizioni, che diventa palcoscenico mediterraneo d’eccezione per una
gara gastronomica alla quale fanno da contorno appuntamenti culturali, serate
tematiche e concerti di fusion e world music. San Vito - borgo di pescatori,
che con le sue case basse attorniate da splendide bouganville, hibiscus,
gelsomini e alberi di aranci e limoni - ha un fascino d’altri tempi ed è
un ottimo punto di partenza per scoprire il territorio.
Si può iniziare dalla visita della Tonnara del Secco, attiva
sino al 1969, che testimonia l’età felice quando San Vito Lo Capo era
conosciuta per essere una delle tonnare più prolifiche della Sicilia. Un’altra
tonnara, ormai in disuso, si trova alla Riserva dello Zingaro, la prima
riserva istituita in Sicilia nata nel 1981, che si sviluppa per 7 chilometri
lungo la costa che dalla cittadina porta a Scopello, un piccolo borgo
sorto attorno alla corte di un Baglio. Lo Zingaro
è un vero e proprio paradiso della natura che affascina per la sua aspra
bellezza, per i colori del suo mare dai riflessi turchesi e le bianche calette.
Il tonno ancora oggi è uno dei pesci base della cucina
locale. Tra le tante ricette le più antiche sono il raù di tunnu, un
trancio di pesce cotto allo stesso modo del ragù di carne e con il cui sugo si
condisce pasta, la rara quanto preziosa buttarica, la bottarga di uova
di tonno, e l'afrodisiaco lattumi di tunnu, quel particolare
"latte", della consistenza della tuma, ricchissimo di ormoni, col quale
i tonni maschi fecondano le uova depositate dalle femmine e che si mangia a
dadetti, panato e fritto.
Pregevoli i vini della zona. Qui siamo sulle strade del vino
d’Alcamo e del Marsala. Le colline che attorniano il centro di Calatafimi
sono ammantate di vigneti di uve Catarratto, Damaschino e Grecanico dal cui mix
ha origine il Bianco d’Alcamo.Ma la zona "classica" di produzione di
questo vino è quella intorno ad Alcamo, fiorente centro agricolo e del
terziario situato alle pendici del Monte Bonifato, che merita una visita per il
grande patrimonio artistico, culturale e architettonico lasciato in eredità
alla città dagli Arabi, i Normanni e gli Spagnoli. |