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Montgenèvre, green di frontiera
di Anna Evangelisti
Compie 100 anni la decana delle località delle Alpi e per l’occasione si rifà il look. In piena rivoluzione modernizzatrice Montgenèvre è una meta ideale per gli amanti del green con il suo Campo da 18 buche internazionale transfrontaliero condiviso con la località piemontese di Clavière.
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Collegata al comprensorio della Via Lattea attraverso Clavière, Montgenèvre è un luogo originale per gli amanti del green. Appena al di là del confine e facilmente raggiungibile sia in macchina - attraverso l'autostrada e il tunnel del Frejus – che in treno e in aereo, la località francese (viene da dire italo-francese) che compie 100 anni, invita i golfisti nel suo Campo a 1860 metri di quota nel cuore delle Hautes- Alpes.

In un ambiente che ricorda lo spirito dei campi britannici, si sviluppa il percorso di 9 buche attraverso boschi di larici e molteplici ostacoli d'acqua per un totale di 3200 metri condivisi con  la piemontese Clavière. Si presenta come una rarità questo angolo verde di confine, in quanto non sono troppo numerosi i golf in montagna, appena 550 in Francia. E soprattutto, la posizione strategica del campo – che è aperto da giugno a fine settembre – consente ai giocatori di disporre di un 18 buche internazionale transfrontaliero con partenze alternate a partire da Clavière e Montgenèvre, e di una superba Pro- Am franco-italiana.

All’interno della foresta di larici del comune si trova, invece – ed ecco un’altra particolarità – un “pitch and put” del Golf di Montgenèvre, ovvero un percorso a 9 buche più corto, dedicato all'apprendimento e all'allenamento. Immancabile il Club House per assistere da una bella terrazza alle performance dei golfisti, noleggiare carrelli, golf car, equipaggiamento e quant’altro. Montgenèvre è uno scrigno di natura alquanto eccezionale: dal massiccio del Chenaillet al bosco di Sestrieres, foresta di larici vecchi di 200-300 anni. Il massiccio di Chenaillet è un sito geologico naturale che testimonia l’esistenza di un "oceano alpino" portato a 2500 metri d'altitudine dalla formazione delle Alpi.

Per chi volesse fare un giro nel paese, ci sono ad attenderlo, chiese, fontane, piazze, monumenti da poco ristrutturati, come ad esempio, l’Obelisco di Napoleone – restaurato in pietra da taglio – o il campanile della chiesa di Saint Maurice, completamente rimesso a nuovo. Tra architettura e design si sviluppa la nuova opera di modernizzazione che non può sfuggire a chi mette piede nel paese credendo di trovarsi in un ameno e isolato luogo di montagna dove la tranquillità è pagata al prezzo della monotonia. Non passa certo inosservato il nuovissimo Espace Partenaires, ad esempio, che sviluppa i suoi tre piani tra il villaggio e gli impianti di risalita. Questo colosso di legno e pietra è il nuovo centro nevralgico delle attività nazionali e internazionali, dallo sport al business al divertimento. un po’ il simbolo del rinnovamento letterale e metaforico di Montgenèvre.

Con lo stile francese e l’allegrezza italiana, non mancano soluzioni ottimali per il soggiorno di classe, come lo chalet 4 stelle Le Lagopède, per esempio, indirizzo di alto livello: solo 5 locali per sole 10 persone, nel cuore del villaggio. Si consiglia invece una sosta a Le Chevalier Barbu per degustare una birra di tradizione squisitamente italiana; nella valle, infatti, non esisteva questa tradizione e ci ha pensato il birraio piemontese Giorgio Camuso. In questo birrificio di montagna si possono gustare la bionda  Tante Maréchale, l’ambrata Firmin Amoureux, la bruna Ataman Basile, oltre che distillati e liquori.
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