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Coazze, natura e Pirandello
di Emanuela Antoniotti
La vicina stazione sciistica di Forno ed il parco naturale montano Orsiera-Rocciavré fanno di Coazze un luogo di villeggiatura invernale molto apprezzato da chi ama la tranquillità. Tra i vacanzieri più famosi, Luigi Pirandello che nei suoi scritti ha lasciato molte descrizioni di questi luoghi.
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Coazze. Informazioni utili
Cittadina montana della provincia torinese, Coazze dista soltanto 35 chilometri dalla capitale piemontese. È montagna, ma non alta montagna. Meta ideale, dunque, per un weekend, per ristorarsi e assaggiare un po’ di aria buona. La vicina stazione sciistica di Forno ed il parco naturale montano Orsiera-Rocciavré fanno di Coazze un posto di villeggiatura invernale, una cittadina veramente speciale, apprezzata da chi ama la tranquillità. Coazze si estende sopra un terrazzo naturale che sovrasta il fondovalle, dove si snoda il fiume Sangone, tra le valli del Chisone e di Susa, all’ombra della massiccia dorsale delle montagne del parco Orsiera-Rocciavré.

Interessante è la storia di questo centro, piena di congetture e avara di certezze. Alcuni sostengono che in questo luogo trovò sepoltura il re segusino Cozio, vissuto alla fine dell’era pagana, poiché faceva parte delle dodici città su cui il sovrano estendeva il suo potere. Le prime notizie certe si hanno però da un documento vecchio di mille anni, che sancisce che queste terre venivano donate da Olderico Manfredi II, marchese di Susa, al monastero di San Solutore di Torino. Nel documento il villaggio viene chiamato Covacie. Alla fine del XIII secolo Amedeo V di Savoia, succeduto ai marchesi di Susa, permutava il feudo di Coazze a Faydito Copperco di Mongiovetto, in cambio delle valle di Ayas e di Challant. Il dominio dei Fayditi perdurò fino al 1347, quando l’abate di San Michele della Chiusa ne acquistò l’intero territorio. Numerose furono le casate che esercitarono il loro potere su Coazze, fra le altre i Provana e gli Orsini, fino ad arrivare al senatore Sandri - Trotti di Fossano che nel XVII secolo ne fu investito con il titolo di conte.

L’architettura più importante della zona si può rimirare nella chiesa parrocchiale dell’Indiritto. Eretta dal belga Carlo Emanuele De Meulder alla fine dell’Ottocento l’edificio sorge presso la borgata Marone. La facciata si apre su una lunga piazzetta. E le sue decorazioni di gusto prolungano sulle pareti di fondo delle piccole navate laterali nel tentativo di armonizzarle con la facciata. La regolarità architettonica è riconducibile ad una croce latina. Le tre navate interne, formate da muri massicci e spazi angusti, possono a prima vista sembrare povere, ma proseguendo verso l’interno, la chiesa inizia a schiudere angoli artistici molto interessanti. Come la cappella che ospita la statua della Madonna del Rosario oppure la volta interna della cupola accanto al campanile, la “Gloria di San Giacomo”.

Nella prima metà dell’Ottocento, Coazze ebbe l’onore di ospitare per brevi vacanze un astro sorgente della politica subalpina, il conte Cavour. Ma il personaggio per il quale la sosta in paese si rivelerà più feconda, ci arriva all’alba del nuovo secolo, nel 1901. E’ un insegnante e scrittore siciliano che vive a Roma, e proprio in quell’anno ha pubblicato il suo primo lavoro in prosa, “L’esclusa”. È Luigi Pirandello, ospite della sorella Lina, che residente a Torino, passava le sue vacanze in quel di Coazze. Pensando inizialmente di fermarsi solo due settimane, prolunga il suo soggiorno per più di un mese. Le pagine del “Taccuino di Coazze”, in cui il villeggiante – scrittore annota ciò che lo colpisce di luoghi, persone, linguaggio, economia e abitudini contadine, sono un documento prezioso per la comprensione sia dell’ambiente che dell’autore. Il suo diario risulta denso di appunti su cose, gesti e parole della vita quotidiana. È persino citato il nome di un’erba, la “scaletta”, che le mucche al pascolo rifiutano.

Molte di queste informazioni e di queste memorie, il futuro Premio Nobel le riverserà nelle opere successive, ambientando a Coazze (denominato Cargiore) il romanzo “Giustino Rondella nato Baggiolo” e riprendendo quasi alla lettera, nel titolo della commedia “Ciascuno a suo modo”, il motto riportato sul campanile della chiesa parrocchiale dell’Indiritto: “Ognuno a suo modo”. Un aforisma che traduce esattamente lo spirito del luogo. In nome di questa sintonia tra lo scrittore di “Sei personaggi in cerca d’autore” e di altre notevoli commedie, e tra la cittadina in provincia di Torino, il Comune e la Comunità Montana Val Sangone, a distanza di cent’anni dal “Taccuino di Coazze”, ha varato il progetto culturale in memoria dell’incontro tra la genialità dell’autore siciliano e la “semplicità” dei montanari piemontesi.

Con il coordinamento dell’assessorato alla Cultura della Provincia è stato anche allestito un percorso permanente che porta i visitatori nei luoghi descritti da Pirandello. La Regione invece ha patrocinato, un programma ricco di iniziative e scambi cultural-gastronomici con la Sicilia.
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