Parigi, nella giungla della street art

di Valentina Ravizza

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Un murale di Bust art, 23 settembre 2011 (Le MUR / foto Thomas Schmitt)

I manichini evanescenti di Jérôme Mesnager che danzano sui muri di tutta la città. Il leopardo dagli occhi verdi di Mosko. Il detective alto tre piani firmato Jean Le Gac. Nella capitale francese l'arte non si trova solo al Louvre e nelle gallerie, ma anche in giro per le strade. Dal quartiere multiculturale di Belleville a Montmartre, ecco dove ammirare i dipinti murali più spettacolari degli artisti parigini

Tigri e giraffe popolano la giungla urbana. Colori spray illuminano la Ville Lumière. Scheletri danzanti si aggirano tra i muri di Parigi. Nella capitale francese l'arte non si cerca più (o almeno non soltanto) al Louvre o al Musée d'Orsay. E, in tempo di crisi, nemmeno nelle elitarie gallerie d'arte. E se la centralissima rue de Rivoli è l'indirizzo della Gioconda, il multiculturale quartiere di Belleville, nella parte orientale della città, è un museo all'aria aperta dove ammirare alcune delle opere più spettacolari dei "graffitari" parigini. Niente "tag" (le firme fatte con la bomboletta spray) o scritte di protesta, ma veri e propri dipinti murali di dimensioni e qualità spettacolari.

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PUNTO DI PARTENZA: XIX° ARRONDISSEMENT
Si parte da place Fréhel, all'incrocio tra rue Julien-Lacroix e rue del Belleville, che separa il XIX° e il XX° arrondissement. Dalla facciata laterale di un anonimo palazzo, un detective alto tre piani studia una sorta di mappa del tesoro che pare condurlo verso la via a sinistra. L'autore di Rendez-vous à l'angle des rues de Belleville et Julien Lacroix, Jean Le Gac, aggiunge alla sua firma poche righe scritte ai piedi della parete: «Abituato allo stile allusivo del pittore, il giovane investigatore comprese che il messaggio gli indicava di continuare la sua ricerca lungo rue Julien-Lacroix». Una didascalia misteriosa quasi a voler trascinare gli ignari passanti nella trama di un romanzo in divenire. Voltandosi di 90 gradi si trova un altro murale monumentale, disegnato nel 1993 da Benjamin Vautier (in arte semplicemente Ben). Su un'enorme lavagna si legge, quasi fosse stato tracciato con il gesso bianco dal personaggio rappresentato appena più in basso, «Il faut se méfier des mots», attenzione alle parole.

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LEOPARDI E GIRAFFE METROPOLITANI
Proseguendo lungo rue de Belleville, appena prima dell'incrocio con l'omonimo boulevard, si svolta a sinistra su rue Denoyez e ci si scopre "avvolti" dalla street art: scritte dai colori psichedelici, ironiche rivisitazioni robot del celebre manifesto con lo zio Sam, inquietanti panorami bucolici abitati da bimbi e coniglietti in stile Tim Burton. Per apprezzarli tutti si passeggia anche in rue Ramponeau e dintorni, magari ascoltando uno degli ultimi successi di Mister You, il rapper franco-marocchino cresciuto proprio da queste parti. Pranzo street style da Boulangerie Au 140, in rue de Belleville: le baguette che escono da questo forno sono le stesse che mangia Nicolas Sarkozy all'Eliseo (di cui il negozio è fornitore ufficiale) e sono state votate come le migliori di Parigi.

Appena fuori dalla panetteria si imbocca rue du Jourdain, da cui fa capolino una delle tigri di Michel Allemand et Gérard Laux, il duo di maghi della bomboletta spray conosciuto come Mosko e associati, che hanno fatto sbucare dai muri parigini decine di animali della savana, come il leopardo dagli occhi verdi che ruggisce tra i fiori in rue Laurence Savart (realizzato insieme con un altro artista dei graffiti, Anis), e della fantasia: nella vicina rue des Pavillons ippopotami ricoperti di fiori rosa osservano incuriositi i passanti. In poche fermate di metro (la numero due da Belleville a Barbès Rochechouart e la quattro fino a Marcadet Poissonniers), si raggiunge l'incrocio tra rue des Poissonniers e rue Myrha per vedere una giraffa fare capolino dai piani alti di un palazzo d'angolo. Sempre in rue Myrha, il concetto di giungla urbana si fa concreto, con canne di bambù che crescono sui muri delle case e farfalle di vernice che svolazzano, mentre in rue Marcadet un gorilla e il suo cucciolo scrutano il traffico dall'alto di una finestra.

QUARTIERE CHE VAI, ARTISTA CHE TROVI
Tornando più verso il centro della città, ci si ferma in place de la République. Dopo un meritato sguardo al monumento alla Repubblica, dominato dalla bronzea Marianne, ci si sposta all'intersezione tra rue Oberkampf e rue Saint-Maur per scoprire le opere temporanee esposte a Le M.U.R.. Acronimo di Association Modulable, Urbain, Réactif, porta ogni due settimane un artista di fama internazionale a esibire in strada un suo lavoro: non si tratta puramente di street art, visto che i pannelli (di tre metri per otto) vengono realizzati in atelier, ma è comunque un'iniziativa interessante per far uscire le opere da gallerie e pinacoteche.

Un'altra iniziativa interessante per favorire la creatività urbana è Les 3 murs, la proposta dal consiglio del X° arrondissement, che, da ormai due anni, ogni tre mesi invita un artista diverso a dipingere alcune enormi pareti del quartiere al numero 10 di rue Jacques Louvel Tessier, al 101 di rue du Faubourg-du-Temple e al 24 di rue Alibert.

MONTMARTRE, NON SOLO RITRATTI
Altro luogo cult dell'arte parigina tout court è Montmartre. In Place du Tertre, appena dietro la basilica del Sacré Coeur, si possono imitare gli altri turisti e farsi fare un ritratto, una caricatura o una silhouette per pochi euro oppure aggirarsi tra tele e colori sperando di scoprire i nuovi Picasso e Monet (che qui vivevano prima di ricevere la consacrazione ufficiale della critica). Dopo aver reso omaggio ai grandi artisti sepolti nel cimitero di Montmartre, da Edgar Degas a Émile Zola, si percorre tutta rue Caulaincourt fino a place de Clichy. Nella confinante rue Biot il teatro L'Européen è una tappa obbligata. Non tanto per entrarci, quanto per ammirare da fuori i personaggi di Jef Aérosol: uno dei pionieri della street art nella capitale francese, i cui stencil riproducono soprattutto i protagonisti della scena rock, come Jimi Hendrix e Syd Barrett, e sono accompagnati da citazioni delle loro canzoni. A dare colore alla parete ci pensano ancora una volta gli animali di Mosko, cui si aggiungono gli evanescenti manichini di Jérôme Mesnager, che danzano sui muri di tutta la città: da rue Guy Mocquet (appena un chilometro più a nord de L'Européen) a Quai de la Seine, il canale che, diventando Quai de l'Oise, arriva fino al Parc de la Villette (dove si trova la Cité des sciences et de l'industrie). Le esili ma inconfondibili figure di Mesnager si trasformano in agili sportivi per decorare le pareti interne ed esterne del Palais omnisport de Paris Bercy (sede dei Paris Masters di tennis e di numerosi concerti; il calendario completo degli eventi si trova su www.bercy.fr), sulle rive della Senna nel XXII° arrondissement. Gli «uomini bianchi», come li ha definiti qualcuno, si rivelano persino originali compagni di stanza: Mesnager li ha infatti dipinti anche nelle stanze e negli spazi comuni dell'Hôtel des Académies et des Arts (Rue de la Grande Chaumière 15, tel. +33.143266644), albergo di design a due passi dal Jardin du Luxembourg.

LE FACCE DI GREGOS
Prima di partire, potete lasciare anche voi un segno a Parigi, collaborando al progetto My face on the walls of Paris di Gregos. Basta andare sul sito www.gregosart.com e acquistare una delle sue "facce" (30/35 euro), calchi in gesso del suo volto che sorride o fa le linguacce, colorarle e rispedirle all'artista che provvederà a incollarle sui muri della capitale francese e a mandarvene una foto. Ce ne sono già almeno 350 tra Montmartre, Saint Michel, Chatelet, République, La Bastille, Beaubourg, Le Marais, Pigalle, Bourse, Rivoli, Reaumur, Latin, Saint Germain. Ma questa volta, su consiglio di Gregos stesso, non vi diremo dove si trovano. La caccia al tesoro è aperta.

13 marzo 2012, aggiornato il 12 ottobre 2012

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