
È il sito di arte rupestre più importante del mondo per la qualità e la quantità (più di duemila) dei suoi graffiti e dipinti. Il Tassili dell'Ajjer (in lingua tuareg, "altopiano dei fiumi"), Parco nazionale dal 1973, è un altopiano di arenaria nel cuore del Sahara algerino: 750 chilometri di lunghezza e una larghezza che va dai 60 ai 100, con una superficie di circa 120 mila chilometri quadrati, poco meno della metà dell'Italia.
Si erge improvviso dal deserto: a est ha Ghat e il mare di sabbia libico, a sud l'immenso Teneré nigerino. Le pitture del Tassili, grazie alle radiazioni con il carbonio 14, sono state datate alla fine degli Anni Cinquanta da un grande etnologo e studioso francese, Henri Lhote. A lui si devono l'esplorazione sistematica dell'altopiano e la catalogazione delle opere d'arte per periodi e stili. Il suo "Louvre del Sahara" ha consentito di ricostruire le tappe di questa civiltà. Secondo Lothe le pitture documentano una successione molto varia di razze e culture a partire almeno dal 10.000 a. C. fino all'epoca cristiana. E tutte hanno lasciato illustrati in questo libro di pietra la loro vita, i costumi, le armi, le danze, le divinità. Affreschi e pregevoli incisioni raccontano la storia di questi uomini, ci parlano della flora e della fauna che li circondavano, quando il Sahara era un meraviglioso giardino dai fiumi ricchi di acque chiare e pure.
Per andare alla scoperta di questo primitivo museo all'aria aperta si deve partire da Djanet, grande oasi sahariana nel sudest algerino. E l'unico modo per arrivare sulla cima è seguire a piedi un secolare sentiero di montagna che, in circa tre ore e mezzo, ne raggiunge la sommità. Il gruppo è accompagnato da un'esperta guida tuareg e sui muli vengono caricati i bagagli. La prima tappa è Tamrit. Qui, la sorpresa: i cipressi, alberi giganti che i tuareg chiamano "tarout". Meravigliosamente vivi, specie preistorica plurimellenaria (cupressus dupreziana), sono cresciuti come giganteschi bonsai con la magra acqua che le loro possenti radici rubano nel sottosuolo. Fossili viventi di una foresta scomparsa, hanno una circonferenza che raggiunge anche i sei metri. Il viaggio continua a piedi, per quattro giorni, durante i quali si raggiungono le località di Sefar, cittadella naturale dove nel dedalo di canyon strettissimi si trovano migliaia di pitture rupestri e la celebre figura magica del Dio di Sefar, un dipinto alto più di tre metri, omaggio misterioso ad antiche divinità scomparse. Poi i siti di Mellen, Settafet, In Etuami, Uan Guffa.
Si ridiscende poi a Djanet, da dove si parte in fuoristrada per costeggiare la base degli enormi bastioni che reggono l'altopiano. Si viaggia tra splendidi paesaggi in un alternarsi di rocce e sabbie: Timras dove massi appuntiti a forma di denti spuntano dalla sabbia, Tikubain con le sue guglie di arenaria che si infiammano al tramonto, Essendilene e la sua ghelta nascosta tra gli oleandri. A ogni tappa sono previste delle passeggiate per meglio assaporare queste rare bellezze naturali. Infine, per gli appassionati delle sabbie sahariane, le dune grandiose dell'Erg d'Admer.
INFORMAZIONI
Partenze: 20 marzo, 2 aprile.
Questo viaggio in Algeria di 10 giorni (4 sono a piedi e 4 in fuoristrada) è proposto da Spazi d'Avventura (tel. 0270637138) e costa da 1.870 euro a persona in doppia con pensione completa. Minimo 8 partecipanti, partenza da Roma. Durante il tour nel deserto, si dorme in tende igloo con materassini, il tutto fornito dall'organizzazione. I pasti sono preparati da un cuoco locale e la cucina è fatta su un fuoco di legna. Ad Algeri è prevista una notte in un hotel quattrostelle.
Altri operatori che propongono l'Algeria: Kel 12, Harmattan, I Viaggi di Maurizio Levi.
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