New York: 50 anni di apartheid in mostra

di Arianna Garavaglia

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Eli Weinberg, Crowd near the Drill Hall on the opening day of the Treason Trial, Johannesburg, December 19, 1956. Times Media Collection, Museum Africa, Johannesburg.

Da Nelson Mandela in fuga alle proteste di massa contro la segregazione razziale. Mezzo secolo di storia sudafricana in una rassegna che celebra grandi protagonisti della politica e fotografi militanti

«Se vuoi una fotografia, riesci a scattarla, in qualsiasi circostanza». Ecco la sintesi militante e artistica di Peter Magubane, fotografo sudafricano in mostra fino al 6 gennaio prossimo all'International Center of Photography di New York.
Magubane è uno dei settanta autori delle immagini della mostra Rise and Fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday Life.

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Più di 500 istantanee, filmati, riviste e poster per uno sguardo su mezzo secolo di storia sudafricana. Un'analisi per immagini di come la segregazione razziale abbia influenzato ogni aspetto della vita e l'identità dei cittadini sudafricani, e un documento sulla lotta per i diritti civili terminata solo nel 1994 quando Nelson Mandela, dopo 27 anni di prigione, viene eletto primo presidente di colore del paese.

La mostra celebra i grandi protagonisti della storia: da un giovane Mandela in abiti tradizionali in fuga dalla polizia a Albert John Luthuli - ex presidente dell'African National Congress (Anc) e premio Nobel per la pace nel 1960 - costretto al confino dalla minoranza bianca al governo. Dalle donne dell'Anc arrestate per aver protestato contro le leggi discriminatorie alla madre in lacrime al funerale di Benjamin Moloise, il "poeta-guerrigliero" impiccato nel 1985 per omicidio.
Ma la rassegna rende omaggio anche ai fotografi impegnati a documentare e combattere il regime. La fotografia, quindi, vissuta come informazione ma anche come strumento di lotta. Quasi tutti hanno ruotato attorno a Drum Magazine, rivista che per anni ha raccontano l'apartheid dal punto di vista dei neri e fatto crescere generazioni di giornalisti e fotografi sudafricani.

Come Peter Magubane che ormai ottantenne ha partecipato all'inaugurazione a New York. Un curriculum eclettico il suo: ex autista di Drum e poi fotografo, colpito dai proiettili della polizia e interdetto dalla professione per cinque anni, passa sei mesi in carcere e altri 600 giorni in isolamento. Tra un arresto e l'altro Magubane è sempre in prima fila con la sua Leica a documentare la rivolta di Soweto e nel 1990 il rilascio di Mandela.
Insieme a lui anche Alf Khumalo, scomparso da poche settimane. Anche lui fotografo per Drum e ritrattista personale di Mandela. Era suo il compito di fotografare la famiglia del leader africano in modo che potesse vedere i figli crescere anche da una cella. E poi due europei: il berlinese Jürgen Schadeberg, fino agli anni '60 fotografo principale di Drum, e il lituano Eli Weinberg con un'altra biografia che si intreccia con tutti gli eventi principali del secolo scorso. Nato nel 1908 sul mar Baltico assiste ancora bambino alla rivoluzione d'ottobre del 1917. Trasferitosi in Sudafrica nel 1929 si iscrive al partito comunista e si dà all'attività sindacale. Sotto il regime della minoranza bianca viene condannato a cinque anni di carcere come membro del partito comunista e dopo la liberazione nel 1970 rimane altri 5 anni al confino prima di riprendere a scattare.

L'esibizione chiuderà il 6 gennaio prossimo, ancora pochi giorni per un appuntamento imperdibile per chi sta passando le vacanze di fine anno a New York.


Rise and Fall of Apartheid: Photography and the Bureaucracy of Everyday Life
Dove: International Center of Photography, 1133 Avenue of the Americas at 43rd Street, New York
Quando: fino al 6 gennaio
Biglietti: 14 dollari (10,5 euro)

27 dicembre 2012

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