La Réunion, in viaggio sull'isola della vaniglia

di Elena Pizzetti

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Una spiaggia dell'Isola de La Réunion (foto WillGoTo.com)

Lunghe spiagge di sabbia nera interrotte da lagune turchesi. Gli aspri paesaggi delle colate laviche e le spettacolari eruzioni del Piton de la Fournaise. E ancora escursioni sulle pendici dei vulcani e rafting per seguire il corso delle cascate, tra i tamarindi delle foreste tropicali. Il piccolo territorio francese nell'Oceano Indiano è una terra di forti contrasti e allegramente multietnica. Da sperimentare anche a tavola, tra bistrò e brasserie di charme parigino

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Non corrisponde ad alcun stereotipo di paradiso tropicale tutto palme, spiagge bianche e cocktail sotto l'ombrellone. L'Isola de La Réunion è un mosaico di ecosistemi diversi dove si alternano grandi caldere adagiate in conche chiamate Cirques, cascate, coltivazioni di vaniglia (la Bourbon, considerata tra le migliori e anche nome originario dell'isola) e di canna da zucchero, distese di lava cristallizzata, lagune, scogliere, spiagge di sabbia bianca e nera, boschi di causarine, orchidee selvagge e cime come quella del Piton de la Fournaise (2.632 metri), uno dei vulcani attivi più accessibili al mondo. Questo scudo basaltico è la più giovane delle Isole Mascarene alle quali appartengono anche Mauritius e Rodriguez e con le quali condivide un carattere di multietnicità che ne rappresenta la ricchezza culturale e gastronomica.

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ST DENIS, TRA CASE COLONIALI E MERCATI
Discendenti di coloni francesi, inglesi, africani, cinesi e indiani hanno dato vita a un mondo di rispetto e di armonia, dove i sapori si mixano in allegri mercati, i credi danno vita a cattedrali, pagode, templi, moschee e le dominazioni francese e inglese del passato in edifici coloniali. Così, sotto il velo del glamour francese (La Réunion è un dipartimento francese d'oltremare) fatto di brasserie, bistrò e boulangeries, vive l'anima creola della città. Non quartieri abitati dalle singole etnie, ma una città multietnica in ogni luogo.
Partendo dalla rue de Paris e dal Jardin de l'État, il giardino botanico, sfilano dimore coloniali, caratterizzate da verande elaborate e lambrequins (cornici ornamentali di porte e finestre), fatte costruire nel XIX secolo dai notabili della città grazie ai proventi delle piantagioni di canna da zucchero. Tra le più imponenti la Préfecture, utilizzata come magazzino per il caffè e poi sede della Compagnia Francese delle Indie Orientali, l'Ancien Hôtel de Ville in stile neoclassico, e la Ville Carrère che ospita l'ufficio turistico e l'esposizione "La rue de Paris: familles créoles entre jardins et arrière cour": un percorso tra urbanesimo, architettura e arredamento che, tracciando la storia della città, ne ripercorre anche quella dell'isola (visita guidata 4 euro, 45 minuti).
In centro città l'anima creola anima i mercati: a Le petit marché ci si perde tra i colori di frutta, verdura e fiori; le Marché du Chaudron e quello des Camélias offrono spezie, specialità locali e artigianato dell'Oceano Indiano. Sul lungomare al parco Barachois, con una fila di cannoni puntati sul mare aperto, si vedono persone intente al gioco della pétanque (le bocce in versione francese), si ammira il tramonto e tutti i primi sabati del mese si può visitare un vivace mercato notturno.
Per i bambini, a 15 minuti in auto, c'è il Parc du Colorado: giochi e attrazioni nel verde, mentre per un momento di relax in centro città Le Hammam Sarah propone savonnage, rituali mediorientali e impacchi di argilla ai fiori d'arancio in ambientazioni magrebine.

MARE E IMMERSIONI SULLA COSTA OCCIDENTALE
Scendendo verso ovest lungo la scorrevole Route des Tamarins (inaugurata nel 2009), per 27 km è un susseguirsi di lagune turchesi con spiagge nere come a Saint Paul o dorate come a Saint-Gilles Les Bains, Saint-Leu e La Saline. Si può fare una prima tappa all'interno a Dos d'Ane, un villaggio isolato sulle colline che sovrastano Le Port, raggiungendo in 20 minuti a piedi Cap Noir, punto panoramico. E poi riprendere il cammino verso il mare, approdare sulla Plage des Roches Noires a Saint-Gilles o su quella dell'Hermitage, ombreggiata da causarine, dove fare snorkeling. La spiaggia di Boucan Canot, molto vivace e alla moda, è il paradiso dei surfisti (ma attenzione agli squali). Un'altra mecca del surf (con onde più impegnative) è Saint-Leu, dove si trovano un interessante osservatorio per le tartarughe marine e il Museo del sale a Point au Sel les Bas. Per un contatto più diretto con le acque trasparenti della laguna si può partecipare a gite in barca, observation sous-marine (a bordo di imbarcazioni con il fondo trasparente), Safari dauphin (per osservare i delfini), crociere al tramonto o in catamarano. Per le immersioni i siti più interessanti si concentrano tra Saint Paul e Saint Pierre con delle "chicche" come l' Étang –Salé, villaggio rurale con sabbia nera, conosciuto per le sue grotte sottomarine. L'immersione spazia dai 3 ai 50 metri di profondità, ma è attorno ai 20 metri che si concentrano maggiormente i pesci. Pappagallo, angelo, trombetta e pagliaccio sono solo alcuni dei pesci che colorano il mondo marino di questa costa. Per averne un'idea si può visitare l'Aquarium de La Réunion a Saint Gilles.
Per un pranzo esotico a base di pesce con "pieds dans l'eau" val la pena sperimentare La Bobine (60 euro per due, vino incluso) sulla spiaggia dell'Hermitage.

LE SUGGESTIONI DEI CIRQUES
Dopo il bagno nel blu delle lagune è il momento di salire al Maïdo, uno dei punti panoramici più scenografici dell'isola sul crinale del Cirque di Mafate a 2205 metri di altitudine (meglio evitare la domenica a causa dell'affollamento), dove si trovano discese a precipizio per la mountain bike ma anche facili percorsi per escursioni a cavallo.
Cilaos, Salazie e Mafate sono immense caldere che, insieme al Parco Nazionale, sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco. Nate dall'erosione del Piton des Neiges (vulcano ora spento) derivano il nome dall'aspetto circolare. Vere "isole nell'isola", un tempo utilizzate come rifugio dagli schiavi in fuga, offrono un paesaggio da fiaba tra picchi vulcanici frastagliati, gole e foreste oltre a opportunità di trekking e canyoning. Cilaos, dominato dal Piton des Neiges (3070 metri), è il più soleggiato con tre canyon inseriti in uno dei paesaggi più suggestivi dell'isola. Lo si raggiunge attraverso "La route aux 420 virages" tra alte falesie e caverne, attraversando villaggi rurali dove il tempo sembra essersi fermato. Per i più temerari ci sono gole, dirupi e pareti per l'arrampicata (alcune anche per i principianti) e il canyoning, per i meno coraggiosi escursioni a piedi. Chi desidera ristoro niente di meglio delle acque ricche di minerali (con temperature da 31 a 38°C) nello stabilimento termale Irénée Accot, del vino locale (Pinot Noir e Syrah) e delle zuppe tradizionali offerte nei gîtes de montagne, accoglienti rifugi, e nelle chambres d'hôtes. Per vedere Cilaos dall'alto si può raggiungere a piedi in un'ora o in bicicletta la Roche Merveilleuse.
Il Cirque più verde è Salazie, percorso da numerose cascate. Per il rafting e il canyoning il Trou Blanc, ricco di salti e vortici, è tra i percorsi più divertenti dell'isola. In fondo a Salazie, Hell-Bourg, un tempo rifugio di schiavi e poi luogo di villeggiatura termale per l'alta società, ha conservato edifici creoli che risalgono alla metà del XIX secolo ed è circondata come in un anfiteatro da un maestoso gruppo di montagne.
Il paradiso del trekking è al Cirque di Mafate a 1200 metri di altitudine, dal nome di un capotribù stregone che qui fu trucidato nel 1751. Circondato da 10 cime che superano i 2000 metri è
accessibile solo in elicottero o a piedi, conta più di 140 km di sentieri che attraversano una manciata di piccole comunità rurali.
Stanchi di camminare? Per cambiare punto di vista un'esperienza da fare è il sorvolo in elicottero o su veicoli ultraleggeri dei Cirques e del Vulcano.

FORESTE E VULCANI
Proseguendo lungo l'unica strada che attraversa Réunion si arriva alle Hautes Plaines, un verde altopiano a 1000 metri di altitudine. Tappa d'obbligo alla Forêt de Bébour-Bélouve, esempio di foresta tropicale primaria, ricca di alberi di tamarindo, enormi felci arboree e muschio. Diversi i sentieri a tema (l'ufficio turistico di Plaine-de-Palmiste distribuisce pieghevoli con gli itinerari).
Una deviazione consigliata è al Grand Bassin, la Valle Perduta, accessibile solo a piedi. Formata dalla confluenza di tre fiumi, offre piscine naturali scavate nella pietra dove si può fare il bagno.
E' giunta l'ora di raggiungere il Piton de la Fournaise, il Volcan, come viene semplicemente chiamato sull'isola, uno dei vulcani più attivi al mondo. Da Bourg-Murat si sale attraversando un paesaggio che cambia radicalmente: dai prati erbosi e dalle foreste di cryptomerie tipiche delle Hautes Plaines si arriva a un territorio punteggiato solo di arbusti, costellato da numerosi punti panoramici come il Bélvèdere du Nez-de-Boeuf e il Pas des Sables.
Raggiunto il Pas de Bellecombe il consiglio è di dormire al Gîte du Volcan per poter intraprendere l'ascensione all'alba senza lasciarsi spaventare dall'umidità e dalla nebbia che a sprazzi lascia intravedere un paesaggio tanto aspro e arido da sembrare lunare. Dopo cinque ore di cammino si arriva al Balcon du Dolomieu, punto panoramico all'estremità sud orientale del cratere omonimo largo 900 metri e attivo. Da qui si può guardare fino al fondo della caldera, ben 350 metri più giù. Oppure sempre da Pas Bellecombe si segue un sentiero che conduce a 527 gradini che scendono ripidi verso il pavimento dell'immenso Enclos Fouqué, il cratere più esterno, un campo di lava solidificata dove il percorso è segnalato da vernice bianca. Prima si incontra un piccolo cono dal colore ocra, il Formica Leo, e poi una caverna scavata nella lava, la Chapelle de Rosemont. Volendo proseguire si può salire fino al Balcon du Dolomieu.
Dopo tanto isolamento ci si può concedere una puntata al mare del selvaggio sud a Saint Pierre, frizzante e vivace, con moti locali notturni, casinò, edifici coloniali e un bel lungomare. Da non perdere il museo La Saga du Rhum, allestito in una delle distillerie più antiche dell'isola e ancora in funzione, che racconta la storia del rum e ne illustra tutte le fasi della lavorazione: dalla canna da zucchero alla bottiglia. Apre alle 18 e si può terminare con una degustazione e una piacevole cena in terrazza.

24 gennaio 2012 aggiornato al 9 marzo 2012

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